Con il Budget 2026, il governo indiano ha lanciato una delle iniziative più ambiziose degli ultimi anni in ambito farmaceutico: un programma da circa 100 miliardi di rupie (oltre 1 miliardo di euro) destinato a rafforzare la capacità produttiva nazionale di biologici e biosimilari nei prossimi cinque anni.
L’obiettivo è duplice: ridurre la dipendenza dalle importazioni di farmaci biologici ad alto costo e, allo stesso tempo, posizionare l’India come hub globale per sviluppo e produzione di biosimilari, replicando nel biotech il modello già affermato nel settore dei farmaci generici.
Il programma quinquennale combina incentivi finanziari diretti, agevolazioni fiscali e investimenti infrastrutturali, puntando alla costruzione e all’ammodernamento di impianti produttivi conformi agli standard internazionali, oltre che a finanziamenti per ricerca, sviluppo e scale-up industriale, a programmi di formazione per competenze avanzate in biotecnologie e produzione – secondo le Good Manufacturing Practices (GMP) – e al rafforzamento delle filiere locali per le materie prime e componenti critiche.
Ripercussioni sui mercati mondiali
Il piano del governo di Nuova Delhi ha rilevanza ben oltre i confini indiani. I biosimilari rappresentano uno degli strumenti principali per controllare la spesa sanitaria, soprattutto in Europa, dove l’aumento delle terapie biologiche mette sotto pressione i budget pubblici.
Una più marcata presenza della produzione made in India potrebbe aumentare la concorrenza sui prezzi, accelerare l’ingresso di nuovi biosimilari nei mercati maturi e spingere le aziende occidentali a rivedere strategie di partnership, licensing e supply chain. Il tutto al netto di parametri come qualità e affidabilità regolatoria, che richiedono investimenti continui in compliance e dossier clinici per accedere ai mercati UE e USA.
Per l’Unione europea, e per l’Italia in particolare, il piano quinquennale indiano potrebbe tradursi in maggiori opportunità di approvvigionamento e in un ulteriore impulso alle politiche di utilizzo dei biosimilari, anche se rimarrebbero sul tavolo interrogativi circa l’autonomia produttiva europea e la sostenibilità industriale delle aziende locali.